Creazione del Credito e Cartolarizzazione
Dal mutuo alla cartolarizzazione: come nasce il credito e la catena del valore nel sistema bancario
Contenuti
1. Il meccanismo di creazione del credito
Quando una banca commerciale eroga un mutuo di 100.000 euro, non preleva quella somma da un deposito di risparmi altrui già esistente. Compie un'operazione contabile a partita doppia, simultanea:
PASSIVO: deposito sul c/c 100.000
La banca iscrive simultaneamente:
- Un attivo: il credito verso il mutuatario
- Un passivo: il deposito accreditato sul conto del cliente
Questo meccanismo, noto come riserva frazionaria, è documentato pubblicamente dalla Banca d'Inghilterra nel paper del 2014 "Money Creation in the Modern Economy".
La banca è tenuta a detenere solo una frazione dell'importo prestato come capitale proprio (requisiti patrimoniali Basel III, tipicamente 8-12%), non l'intero importo.
2. La cartolarizzazione e la catena del valore
Una volta iscritto in bilancio, il credito può essere venduto a una società veicolo (SPV) che lo impacchetta con altri mutui simili e lo trasforma in titoli venduti a investitori.
Da quel momento la rata pagata dal debitore non è più un ricavo della banca: diventa un flusso distribuito secondo un ordine di priorità rigido tra le tranche di titoli.
La cascata di distribuzione (waterfall)
- Servicer: trattiene fee di gestione
- SPV: trattiene spese operative
- Senior: priorità massima, rendimento basso
- Mezzanine: rischio e rendimento medio
- Junior/Equity: ultima fila, assorbe le perdite
L'ordine è fissato per contratto: chi è in prima fila viene pagato per intero prima che chi è dietro riceva anche un euro. Le perdite risalgono la fila dal basso.
3. Come si forma il prezzo di vendita
Il prezzo pagato dalla banca d'investimento non è mai la somma aritmetica di capitale più interessi futuri: sarebbe un pessimo affare per chi compra.
Il prezzo si forma considerando:
- Flusso atteso: capitale + interessi futuri
- Sconto: al tasso di mercato corrente
- Rischio: probabilità di default stimata
Nessuno di questi valori è garantito: né il capitale (in caso di default e recupero parziale), né gli interessi (in caso di estinzione anticipata).
4. La tesi critica: "contraffazione legalizzata"
Un filone di pensiero economico, riconducibile principalmente alla scuola austriaca, sostiene che questo meccanismo costituisca una forma di estrazione di valore strutturale a vantaggio del sistema bancario privato.
4.1 Creazione di potere d'acquisto senza rinuncia al consumo
Murray Rothbard definisce esplicitamente la riserva frazionaria come "legalized counterfeiting" (contraffazione legalizzata): a differenza di chi presta denaro realmente risparmiato, la banca crea potere d'acquisto dal nulla contabile.
4.2 Appropriazione indebita in senso civilistico
Jesus Huerta de Soto, ne Il ciclo economico, i mutui e il credito bancario, sostiene che nel diritto romano classico il deposito di una cosa fungibile implica l'obbligo di custodia integrale. La banca a riserva frazionaria violerebbe questo principio.
4.3 La legge come fonte della legittimità
Il punto centrale della tesi: la legittimità del meccanismo non deriva da un valore economico intrinsecamente creato dalla banca, ma da un impianto normativo costruito nel tempo.
5. Le obiezioni principali
Ecco le obiezioni sollevate dalla teoria monetaria maggioritaria:
Il credito ha una contropartita reale
Non è aria: è un diritto legale esigibile contro un reddito futuro reale del debitore. La banca assume comunque un rischio reale di perdita totale, come dimostrato nel 2008.
I requisiti patrimoniali non sono simbolici
L'8-12% di capitale proprio richiesto è capitale reale degli azionisti, esposto per intero in caso di crisi sistemica.
Il sistema è regolato pubblicamente
È votato da parlamenti, vigilato da autorità pubbliche, e sostituibile con alternative (riserva piena, moneta pubblica digitale) se una maggioranza democratica lo decidesse.
Un sistema a riserva piena avrebbe costi propri
Limiterebbe fortemente la disponibilità di credito per famiglie e imprese, con effetti recessivi non banali.
Nota conclusiva: Il giudizio su quale delle due letture sia corretta è un giudizio di economia politica, non un fatto tecnico verificabile in modo univoco.